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Consiglio Giustizia e Affari Interni

Il Consiglio “Giustizia e Affari Interni” («GAI») elabora politiche comuni e di cooperazione su vari aspetti transfrontalieri al fine di realizzare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia a livello di UE. Il Consiglio GAI è inoltre responsabile della protezione civile.

Lo Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia è entrato da tempo relativamente recente nella costruzione europea. Tre programmi (Tampere 1999-2004, l’Aja 2004-2009, Stoccolma 2009-2014) ne hanno inquadrato lo sviluppo. Con il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2009, l’ex III Pilastro, governato fino ad allora dalla regola del consenso in Consiglio, è divenuto un settore “comunitarizzato”, ora regolato dalla procedura legislativa ordinaria, che pone sullo stesso piano il Consiglio e il Parlamento europeo in quanto co-legislatori. Il Consiglio GAI si riunisce di regola ogni tre mesi. Vi sono, pertanto, in genere quattro riunioni annuali che si svolgono su due giorni (uno per i temi Giustizia e uno per i temi Interno), di solito a marzo, giugno, ottobre e dicembre.

Il Consiglio GAI è composto dai ministri della giustizia e degli affari interni di tutti gli Stati membri dell’UE. A seconda dei temi all’ordine del giorno, il Consiglio può riunirsi anche in formato COMIX (Comitato misto) con il coinvolgimento dei Paesi Associati (Islanda, Lichtenstein, Norvegia, Svizzera). In generale, i ministri della giustizia si occupano della cooperazione giudiziaria in materia civile e penale e dei diritti fondamentali, mentre i ministri degli affari interni sono responsabili, tra l’altro, della migrazione, della gestione delle frontiere e della cooperazione di polizia.

Le aree di intervento e i principali dossier in corso di discussione:

 

Area Giustizia

· Cooperazione giudiziaria civile –

L’obiettivo principale della cooperazione giudiziaria civile consiste nello stabilire una più stretta collaborazione tra le autorità dei paesi dell’Unione europea (UE) per eliminare tutti gli ostacoli derivanti dalle incompatibilità tra i diversi sistemi giudiziari e amministrativi (riconoscimento reciproco ed esecuzione delle decisioni, accesso alla giustizia e armonizzazione delle legislazioni nazionali). Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona nel dicembre 2009, le decisioni in questo campo vengono prese secondo la procedura legislativa ordinaria, eccezion fatta per le questioni riguardanti il diritto di famiglia. Il Gruppo che si occupa delle iniziative legislative nel settore della cooperazione in materia di diritto civile è il «Gruppo di lavoro per le questioni di diritto civile» (“Working Party on Civil Law Matters”: JUSTCIV).

I negoziati attualmente pendenti riguardano la proposta relativa a una Legge applicabile agli effetti verso terzi delle cessioni di crediti, che si prefigge l’obiettivo di contribuire ad aumentare le operazioni transfrontaliere in crediti grazie all’adozione a livello dell’Unione di norme uniformi che designeranno la legge nazionale da applicare per determinare la titolarità del credito ceduto a livello transfrontaliero, eliminando i rischi giuridici e le potenziali conseguenze sistemiche; la Proposta di Direttiva «SLAPP» che introduce norme in materia di procedimenti giudiziari manifestamente infondati o abusivi tesi a bloccare la partecipazione pubblica (cd. «SLAPP» ossia “Strategic lawsuits against public participation”), al il fine di dotare gli organi giurisdizionali di strumenti efficaci per gestire le azioni bavaglio e proteggere le persone bersaglio di SLAPP; infine, il “Pacchetto” Responsabilità civile da intelligenza artificiale (IA) comprendente la Proposta di Direttiva sull’adeguamento delle regole di responsabilità non contrattuale all’intelligenza artificiale (AI Liability Directive), che propone per la prima volta un’armonizzazione mirata delle norme nazionali in materia di responsabilità per l’IA, agevolando l’ottenimento di risarcimenti da parte di chi ha subito danni connessi all’IA; la Proposta di Direttiva sulla responsabilità da prodotti difettosi, che si prefigge di ammodernare le norme vigenti in materia di responsabilità oggettiva dei fabbricanti per prodotti difettosi (dalle tecnologie intelligenti ai prodotti farmaceutici); la Proposta di regolamento volta ad armonizzare a livello dell’UE le norme di diritto internazionale privato in materia di filiazione che punta a fornire chiarezza giuridica alle famiglie che si trovano in una situazione transfrontaliera all’interno dell’UE; la Proposta di nuova direttiva sull’insolvenza che armonizza taluni aspetti del diritto sostanziale in materia di procedure di insolvenza che punta ad armonizzare specifici aspetti delle procedure di insolvenza in tutta l’UE.

 

· Cooperazione giudiziaria penale

La cooperazione giudiziaria in materia penale si basa sul principio del riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie e include misure per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in vari ambiti. Il trattato di Lisbona offre una base più solida per lo sviluppo di uno spazio di giustizia penale, prevedendo nel contempo nuovi poteri per il Parlamento Per poter affrontare la sfida della criminalità transfrontaliera, lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia prevede misure volte a promuovere la cooperazione giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri. Il punto di partenza è il principio del riconoscimento reciproco. Sono state adottate misure specifiche per contrastare la criminalità transfrontaliera e il terrorismo e per garantire la tutela dei diritti delle vittime, degli indagati e dei detenuti all’interno dell’UE.

I negoziati attualmente pendenti sono: il cd. Pacchetto e-Evidence che si prefigge di adottare misure per migliorare l’accesso transfrontaliero alle prove elettroniche creando un quadro giuridico che permetta di rivolgere i provvedimenti giudiziari direttamente ai prestatori di servizi che operano nell’UE; la proposta di Direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, che sostituisce la direttiva 2008/99/CE volta a reprimere la criminalità ambientale, rispettando un impegno fondamentale del Green Deal europeo; la proposta di Regolamento che istituisce una piattaforma di collaborazione come ausilio al funzionamento delle squadre investigative comuni e che modifica il regolamento (UE) 2018/1726, finalizzata a garantire che i membri e i partecipanti alle SIC possano condividere più facilmente le informazioni e le prove raccolte nel corso delle attività; la proposta di Regolamento che modifica il regolamento (UE) 2018/1727 del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 2005/671/GAI del Consiglio per quanto riguarda lo scambio digitale di informazioni nei casi di terrorismo; l’iniziativa punta ad aumentare lo scambio di informazioni digitali sul terrorismo tra i paesi dell’UE ed Europol/Eurojust, a garantire una migliore collaborazione tra Europol ed Eurojust in questo campo; la proposta di decisione del Consiglio che aggiunge la violazione delle misure restrittive dell’Unione all’elenco dei reati dell’UE, che va letta unitamente alla proposta di direttiva relativa alla definizione dei reati e delle sanzioni per la violazione delle misure restrittive dell’Unione, finalizzata ad armonizzare questa fattispecie a livello UE; la proposta di Direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica specificamente indirizzata a combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica a livello dell’UE, specificamente indirizzata a combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica a livello dell’UE, la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme armonizzate sulla confisca ed il congelamento dei beni, strumento essenziale soprattutto ai fini della lotta alla criminalità organizzata, come dimostrato dall’esperienza italiana tramite le confische di prevenzione

 

· Materie trasversali – cd. horizontal matters

Le materie trasversali (cd. horizontal matters) si contraddistinguono per la loro natura “orizzontal”, idonea ad attraversare sia l’area della cooperazione giudiziaria civile che penale. In quest’ambito si collocano, in particolare: la giustizia elettronica (e-Justice) e la protezione dei dati personali. I gruppi di lavoro competenti sono: Gruppo “Giustizia elettronica” (e-Justice); Gruppo “protezione dati” (data protection). Carattere orizzontale ha anche il Gruppo “Diritti fondamentali, diritti dei cittadini e libera circolazione delle persone” (FREMP) che fa capo al MAECI.

I negoziati attualmente pendenti riguardano le iniziative adottate dalla Commissione in merito alla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria europea al fine di rendere i canali di comunicazione digitale l’opzione predefinita nelle cause giudiziarie transfrontaliere, tra le quali figurano due proposte (Regolamento e Direttiva) sulla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria transfrontaliera nell’UE e sull’accesso alla giustizia in materia civile, commerciale e penale, che mirano ad affrontare le inefficienze che incidono sulla cooperazione giudiziaria transnazionale e gli ostacoli all’accesso alla giustizia nelle cause transfrontaliere civili, commerciali e penali; la Decisione di adeguatezza per lo scambio dei dati personali tra Unione europea e Stati Uniti, che si prefigge di introdurre un nuovo quadro giuridico per lo scambio di dati tra Unione europea e Stati Uniti, dando seguito all’accordo politico di principio annunciato dalla Commissione europea e dagli Stati Uniti in data 25 marzo 2022; infine, liniziativa volta ad includere i discorsi d’odio e i crimini d’odio nell’ambito dei cd. “eurocrimini”, attivata per la prima volta nella storia dell’Unione europea dalla Commissione per consentire l’estensione del catalogo degli euro-crimini ai discorsi d’odio e i crimini d’odio, da effettuarsi mediante una decisione adottata all’unanimità dal Consiglio, previa approvazione del Parlamento europeo, che fornisca una base giuridica per la successiva presentazione di una direttiva.

 

Area Affari Interni

 

· Asilo

Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel dicembre del 2009, prevede la politica comune in materia di asilo, ispirata ai principi della solidarietà e dell’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri. Il Sistema Comune Europeo di Asilo (CEAS) comprende il Regolamento (UE) n. 604/2013 (c.d. “Regolamento Dublino III”), la direttiva per l’attribuzione della qualifica di rifugiato o beneficiario di protezione sussidiaria, la direttiva sulle procedure di asilola direttiva sulle condizioni di accoglienzail regolamento EURODAC, il regolamento che istituisce l’Agenzia Europea per l’Asilo.

È attualmente in corso la riforma del CEAS che prevede la sostituzione delle direttive qualificheprocedure e accoglienza con altrettanti regolamenti, la trasformazione del regolamento Dublino in un regolamento generale (“Gestione Asilo e Migrazione“) che introduce due nuovi meccanismi di solidarietà attivabili in caso di sbarchi connessi alle operazioni di ricerca e soccorso (Search and Rescue – SAR) e in caso di pressione migratoria, il regolamento che introduce le procedure di accertamento (screening) sugli ingressi illegali, il regolamento sulle situazioni di crisi e di forza maggiore, il regolamento che modifica il sistema EURODAC e, infine, il regolamento che istituisce un quadro dell’Unione per il reinsediamento.

Il 14 dicembre 2021, la Commissione ha inoltre presentato una nuova proposta di regolamento, il Regolamento strumentalizzazione, che mira a contrastare il ruolo crescente degli attori statali e non statali nella creazione artificiale e il favoreggiamento di flussi migratori illegali a scopo politico.

Le questioni relative al CEAS sono esaminate dal Gruppo “Asilo” del Consiglio dell’UE (Asylum Working Party) e dal Gruppo dei Consiglieri GAI-asilo.

 

· Migrazione

Pur mantenendo gli SM la competenza nazionale sulle migrazioni, l’Unione europea sviluppa una politica comune onnicomprensiva che si prefigge l’obiettivo di creare canali di migrazione legale, prevenendo e contrastando allo stesso tempo l’immigrazione illegale e il traffico di migranti. La Direttiva 2008/115/CE (c.d. “Direttiva rimpatri”) stabilisce il quadro della politica di rimpatrio dell’Unione ed è attualmente oggetto di una proposta di rifusione presentata dalla Commissione nel settembre del 2018, non ancora entrata nella fase del negoziato interistituzionale con il Parlamento Europeo. In materia di migrazione legale, il 27 aprile la Commissione ha adottato un pacchetto sulla “migrazione legale” che comprende una Comunicazione (“Attrarre competenze e talenti verso l’UE”), che lancia i cd. Partenariati per i Talenti, e due proposte di rifusione delle direttive “Permesso unico” e “Soggiornanti di lungo periodo”.

Le questioni relative alla migrazione sono esaminate dal Gruppo “IMEX” (integrazione, migrazione, espulsione) del Consiglio dell’UE e dal Gruppo dei Consiglieri GAI-migrazione.

 

· Frontiere

Al fine di tutelare lo spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne, l’Unione europea ha adottato tramite il Regolamento (UE) 2016/399, c.d. “Codice Frontiere Schengen”, un codice dell’Unione che uniforma le condizioni di attraversamento delle frontiere esterne e i controlli di frontiera effettuati dagli Stati membri. Il 14 dicembre 2021 la Commissione ha presentato una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica tale regolamento, al fine di aumentare la resilienza del sistema Schengen. La riforma del CFS non è ancora entrata nella fase del negoziato interistituzionale con il Parlamento europeo.

Le questioni relative alle frontiere sono esaminate dal Gruppo “Frontiere” del Consiglio dell’UE e dal Gruppo dei Consiglieri GAI-frontiere.

Per approfondimenti:

https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/security/20190612STO54307/schengen-guida-alla-zona-europea-senza-frontiere

 

· Visti

La politica comune dei visti si applica al transito o al soggiorno di breve durata (non superiore a 90 giorni, su un periodo di 180 giorni) di cittadini di paesi terzi allo scopo di facilitare l’ingresso legale di visitatori nell’Unione europea e di rafforzare la sicurezza interna dell’area Schengen. Il Regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, individua gli Stati terzi i cui cittadini sono tenuti ad essere in possesso di un visto ai fini dell’ingresso nello spazio Schengen, così come gli Stati terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo. Altro elemento portante di tale politica è il Regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009 (da ultimo modificato con il Regolamento (UE) 2019/1155), che istituisce un codice comunitario dei visti con procedure e condizioni armonizzate per il rilascio dei visti.

Le questioni relative ai visti sono esaminate dal Gruppo “Visti” del Consiglio dell’UE e dal Gruppo dei Consiglieri GAI-visti.

 

· Sicurezza interna

Negli ultimi anni la cooperazione internazionale di polizia ha ottenuto grande espansione e si è diretta a regolamentare sistemi standardizzati, orientati verso strategie di intervento condivise e operazioni congiunte. Le forme di collaborazione internazionale nella materia comprendono: (1) lo scambio di informazioni; (2) le attività operative comuni; (3) lo scambio di ufficiali di collegamento o esperti; (4) le visite reciproche, la formazione congiunta e l’assistenza tecnica. D’altro canto, l’uniformità delle soluzioni in materia penale costituisce il principale obiettivo per il raggiungimento di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell’Unione europea. I capisaldi di questa tendenza possono essere ricavati dal principio di disponibilità delle informazioni e partenariato tra le polizie, dal funzionamento delle banche dati comuni (in particolare il SIS II) e dal criterio di interoperabilità tra le stesse (SIS IIEURODACVISEESETIASECRIS-TCN), dalle reti di ufficiali di collegamento, dalle attività delle agenzie EuropolFrontexCepolEU-Lisa, e dalle misure adottate attraverso il Comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna (COSI). In questo ambito assumono rilievo essenziale anche le opportunità di finanziamento per gli Stati membri poste in essere attraverso le linee di bilancio appositamente dedicate (in particolare i fondi ISF).

L’innovazione tecnologica, una nuova prospettiva in tema di criminalità organizzata, così come il miglioramento della cooperazione nella lotta al terrorismo sul piano preventivo e a livello investigativo, rappresentano gli elementi essenziali per il rafforzamento del processo di integrazione europeo nel campo della sicurezza interna. Per quanto attiene alla lotta al terrorismo e all’estremismo violento, l’attuazione del sistema di interoperabilità, il rafforzamento delle capacità operative di Europol e l’adeguamento del Sistema d’Informazione Schengen (SIS) garantiranno un forte contributo alla sicurezza dell’Unione europea. Tuttavia, restano aperte alcune questioni, sulle quali il nostro Paese ha più volte preso posizione in sede europea alla ricerca di una soluzione condivisa: (1) un raccordo effettivo tra autorità nazionali di polizia e apparati di intelligence, con la conseguente messa in comune delle rispettive informazioni attraverso le banche dati europee e le funzioni di analisi e investigative da parte delle agenzie di settore (in particolare Europol ed Eurojust); (2) la stretta cooperazione tra gli Stati membri e con i Paesi terzi per i profili informativi e per lo sviluppo di operazioni congiunte (anche attraverso Interpol); (3) l’individuazione di soluzioni comuni per l’acquisizione di informazioni di interesse, comprese quelle provenienti dai campi di battaglia, con la piena e uniforme alimentazione delle banche dati europee (in particolare il SIS).

Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, le più recenti attività della Commissione europea sono state caratterizzate da una serie di iniziative legislative per la realizzazione di un Codice di cooperazione comune, attraverso il rafforzamento della cooperazione di polizia per le relazioni transfrontaliere, lo scambio informativo e la revisione delle Decisioni Prüm. Nell’ottica italiana, appare di estrema importanza il contrasto alle organizzazioni di stampo mafioso e, a tal fine, una rivisitazione della Decisione quadro sulla criminalità organizzata, le cui disposizioni risalgono al 2008 e non contemplano misure di riferimento particolarmente incisive contro tali organizzazioni.

Sul piano delle attività per la ripresa economica dopo la pandemia, assumono particolare rilievo gli strumenti di intervento per il contrasto alle infiltrazioni criminali nell’economia legale e nelle prossime attività di gestione dei fondi europei di ripresa. A questo proposito, costituiscono una prassi importante gli strumenti organizzativi e di controllo interforze adottati dal nostro Paese attraverso l’”Osservatorio permanente di monitoraggio e analisi sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata” e i gruppi di lavoro operativi su “Next Generation EU Forum” coordinati da Italia ed Europol.