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Proprietà Intellettuale

 

Proprietà Intellettuale

Il Diritto d’autore

 

Un quadro normativo europeo del copyright più moderno e efficiente

In linea con il bisogno di regole moderne sul copyright nell’era digitale in grado di permettere ai consumatori e ai creatori di trarre il massimo vantaggio dal mondo online, nella primavera del 2019 il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione hanno dato il via libera al nuovo quadro regolatorio sul diritto d’autore nell’UE. Le regole europee sul copyright sono state infatti riviste nella direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale e nella direttiva sui programmi televisivi e radiofonici (entrambe pubblicate il 17 maggio 2019). Il termine per il recepimento delle nuove norme nel diritto nazionale degli stati membri era il 7 giugno 2021.

Entrambe le direttive mirano ad aumentare l’accesso transfrontaliero ai contenuti online, migliorare il funzionamento del mercato del copyright e accrescere le possibilità di usare materiali protetti da copyright nel campo dell’istruzione, la ricerca e il patrimonio culturale. Inoltre, le norme riviste prevedono anche una direttiva e un regolamento per attuare il trattato di Marrakesh nel diritto dell’UE. Quest’ultimo aumenterà notevolmente la quantità di libri e testi disponibili per le persone ipovedenti o con altre disabilità di stampa. La direttiva stabilisce infatti un’eccezione obbligatoria al diritto d’autore e ai diritti connessi e il regolamento permette lo scambio transfrontaliero di copie fatte in base a tale eccezione tra l’UE e i paesi terzi parte del trattato.

La direttiva sul diritto d’autore aggiorna le norme sul diritto d’autore in Europa con i cambiamenti tecnologici in corso. Il suo obiettivo è quello di creare un quadro regolatorio completo in grado di avvantaggiare tutti i soggetti che operano nell’ambiente digitale.

La direttiva prevede nuove regole per garantire una remunerazione più equa ai creatori, agli editori della stampa e ai giornalisti, in particolare quando le loro opere sono utilizzate online, e aumenta la trasparenza nei loro rapporti con le piattaforme. Include anche nuove garanzie per proteggere la libertà di espressione online dei cittadini europei, che saranno in grado di condividere legittimamente i loro contenuti. Inoltre, la direttiva tratta anche il “text and data mining” (estrazione di dati da contenuti protetti da copyright attraverso metodi automatici) come mezzo per la ricerca e l'innovazione che consente usi di opere protette da diritto d'autore nonché di materiale non protetto da diritto d'autore non chiaramente coperti dall'attuale acquis communautaire sulle eccezioni e limitazioni al diritto d'autore, soprattutto ai fini della ricerca scientifica.

La nuova direttiva sui programmi televisivi e radiofonici, invece, mira ad assicurare che i cittadini europei abbiano accesso a una più ampia scelta di programmi online anche oltre confine. A tal fine, le nuove norme rendono più facile per le emittenti rendere disponibili certi programmi nei loro servizi assicurando al tempo stesso che i creatori vengano adeguatamente remunerati per l’uso dei loro contenuti. La direttiva, inoltre, semplifica la distribuzione di un maggior numero di canali televisivi e radiofonici da parte degli operatori di ritrasmissione.

La Commissione intende poi continuare a sviluppare il Programma “Europa Creativa” per promuovere lo sviluppo di contenuti europei e facilitarne la fruizione. Il programma prevede tre “strand”: media a sostegno dell’industria audiovisiva, cultura a sostegno degli altri settori culturali, e la sezione transettoriale che affronta diverse sfide comuni dei vari settori creativi, incluso l’audiovisivo.

 

Regolamento per garantire la portabilità transfrontaliera dei contenuti online nel mercato interno

Il Regolamento per garantire la portabilità transfrontaliera dei contenuti online nel mercato interno (Regolamento (UE) 2017/1128 del 14 giugno 2017) riguarda la possibilità per un consumatore di vedere in altri Stati Membri i contenuti (ad esempio film o eventi sportivi) legalmente acquistati nel Paese di residenza.

La Commissione segnala una rapida ascesa della fruizione di tali contenuti, accompagnata da un crescente e sempre più diffuso utilizzo di dispositivi portatili. In tale quadro, emerge una richiesta dei cittadini europei di accesso a contenuti online indipendentemente dalla loro localizzazione geografica all’interno dell’UE.

Tuttavia, spesso tali contenuti non sono accessibili o lo sono in maniera limitata in ragione delle procedure di rilascio delle licenze da parte dei titolari dei diritti. Tali licenze infatti, in base alla normativa UE e internazionale in materia di copyright, possono limitare la diffusione di contenuti in via esclusiva sul territorio di un singolo Stato Membro.

Nel regolamento è stabilito l’obbligo per il fornitore di garantire all’abbonato l’utilizzo del contenuto online del servizio fornito quando l’abbonato si trovi momentaneamente sul territorio di un altro Stato Membro. L’abbonato dovrà inoltre essere informato sulla qualità del contenuto online in caso di accesso dal territorio di uno Stato Membro diverso da quello di residenza. Il servizio temporaneo deve essere considerato come servizio fornito nello Stato Membro di residenza e il fornitore di servizi ha la facoltà di adottare strumenti adeguati di verifica della temporaneità del soggiorno all’estero. Il regolamento si applica anche ai contratti conclusi prima della data di applicazione del regolamento stesso.

Il regolamento consente quindi la portabilità transfrontaliera dei contenuti, vale a dire l’accesso legale ai contenuti a favore dei consumatori in viaggio all’interno dell’UE e temporaneamente presenti in un altro Stato Membro.

Il regolamento è entrato in vigore l’1 aprile 2018 in tutta l’UE; l’Italia si è espressa in modo favorevole durante l’intero processo negoziale, in quanto si tratta di una sostanziale misura legislativa a beneficio dei consumatori europei.

 

La gestione collettiva dei diritti d’autore

La proposta di Direttiva in materia di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno è stata presentata dalla Commissione europea l’11 luglio 2012. Essa concorre al completamento del mercato unico per la proprietà intellettuale e rientra nella strategia sulla tutela di tali diritti presentata dalla Commissione nel 2011. Con tale proposta si introducono norme rivolte in particolare all’amministrazione trasparente delle società di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi, per migliorarne l’efficienza a beneficio dei titolari dei diritti. Si tratta, principalmente, delle modalità di raccolta, gestione e distribuzione dei proventi derivanti dall’utilizzo di tali diritti.

Sono inoltre previste disposizioni specifiche relative alla musica online, per garantire una migliore qualità dei servizi per gli autori e gli utenti e incoraggiare le concessioni di licenze di diritti d’autore multiterritoriali e multirepertorio per l’impiego di opere musicali online. La Presidenza lituana ha conseguito un accordo in prima lettura con il Parlamento Europeo.

La posizione dell’Italia è stata di condivisione degli obiettivi della proposta. Nel testo definitivo, sono stati accolti numerosi suggerimenti italiani ed è stato risolto il tema dell’ambito di applicazione della Direttiva. Saranno infatti applicate alcune disposizioni in materia di trasparenza nella gestione dei diritti d'autore e di risoluzione delle controversie anche alle società di gestione collettiva che svolgono la propria attività su base commerciale, per garantire maggiore trasparenza complessiva nel settore. La Direttiva 2014/26/UE è stata pubblicata il 20 marzo 2014 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

 

I Marchi d’impresa europei

Il pacchetto per la riforma legislativa del sistema del marchio dell’Unione europea comprende quattro strumenti legislativi principali: la direttiva (UE) 2015/2436, che sostituisce la precedente direttiva sui marchi dell’Unione europea (armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri dell’UE in materia di marchi), il regolamento sul marchio dell’Unione europea (UE) 2017/1001, il Regolamento delegato sul marchio dell’Unione europea (UE) 2018/615, e il Regolamento di esecuzione sul marchio dell’Unione Europea (UE) 2018/626. Il pacchetto è frutto del lavoro realizzato negli ultimi nove anni sulla riforma del sistema del marchio dell’Unione europea (MUE).

La riforma riconosce il successo del sistema del MUE vigente, confermando che i suoi principi fondamentali hanno superato la prova del tempo e continuano a soddisfare le aspettative delle imprese, ma cerca di sfruttare questo risultato per rendere il sistema più efficiente e adatto all’era digitale. Il regolamento modificativo, in particolare, intende snellire i procedimenti e accrescere la certezza del diritto, nonché definire chiaramente tutti i compiti dell’Ufficio, compreso il quadro per la cooperazione e la convergenza delle pratiche tra l’Ufficio e gli uffici della proprietà intellettuale degli Stati membri. Il regolamento prevede inoltre una revisione delle tasse da versare, contemplando tra l’altro una riduzione complessiva dei loro importi, particolarmente significativa nel caso dei rinnovi, e l’adozione di un sistema con una classe per tassa.

L’Esecutivo UE, pur se risulta confermata la validità dell’impianto legislativo in vigore, nel quale coesistono i sistemi nazionali e quello europeo (Community Trade Mark - CTM), sottolinea comunque l’esigenza di un adeguamento tenuto conto anche dell’evoluzione tecnologica, di una semplificazione e riduzione dei costi del sistema di registrazione, di una più efficiente cooperazione tra gli Uffici nazionali competenti e l’UAMI, nonché di un miglioramento dei livelli di protezione dei marchi contro la contraffazione. Tale protezione è rivolta anche ai prodotti in transito nel territorio dell’Unione Europea.

I lavori, avviati nell’aprile del 2013, sono proseguiti sotto Presidenza lituana, greca, italiana e lettone.. L’accordo con il Parlamento Europeo è stato conseguito sotto Presidenza lettone ad aprile 2015.



La Protezione del know-how e delle informazioni commerciali riservate contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti

Si tratta della Direttiva presentata dalla Commissione il 28 novembre 2013 (UE) 2016/943) ed entrata in vigore il 5 luglio 2016, si pone l’obiettivo di introdurre una definizione comune del know-how e delle informazioni commerciali riservate di un’azienda e configurare strumenti di protezione contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione di tali informazioni.

Ad avviso dell’esecutivo UE, infatti, emergono differenze sostanziali tra le legislazioni nazionali in materia, con effetti potenzialmente negativi anche sulla cooperazione transfrontaliera tra le imprese. A maggior ragione, una mancata o ridotta protezione contro il furto e l’uso fraudolento di informazioni con valore commerciale può scoraggiare la spinta alla ricerca e all’innovazione, in particolare per le piccole e medie imprese, che hanno maggiori difficoltà e oneri per la registrazione, ad esempio, di brevetti. Obiettivo generale è quindi quello di fornire una protezione coerente dei segreti commerciali in tutta l'Unione europea.

Le disposizioni sono dunque mirate a rendere meno eterogenea l’attività giurisdizionale nelle cause per utilizzo illecito dei segreti commerciali, rimuovere i prodotti immessi illecitamente nel mercato, agevolare le procedure di risarcimento per le imprese colpite dalla sottrazione del loro know-how, creare un ambiente più favorevole all’innovazione e allo sviluppo di progetti comuni, anche sovranazionali, da parte di imprese e ricercatori.

Il negoziato tra gli Stati Membri è stato avviato dalla Presidenza greca, che al Consiglio Competitività del 26 maggio 2014 ha conseguito un orientamento generale. Sotto Presidenza lussemburghese, a seguito di un intenso negoziato con il Parlamento europeo, centrato sull’esigenza di tutelare comunque la libertà d’informazione e garantire la possibilità di denunciare comportamenti illeciti (c.d. “whistleblowing”), è stato conseguito a dicembre 2015 un accordo in prima lettura sulla Direttiva.

Il 5 luglio 2016 la direttiva UE n. 2016/943 sulla "protezione del know-how e delle informazioni commerciali non divulgate (segreti commerciali) contro la loro acquisizione, utilizzazione e divulgazione illecita" è entrata in vigore, concedendo agli Stati membri un periodo di due anni per la sua ricezione nel diritto nazionale, scaduto il 9 giugno 2018.

 

Il brevetto europeo

Il pacchetto normativo sul brevetto europeo si compone di un Regolamento sulla creazione di un titolo brevettuale unitario (Regolamento UE 1257/12), di un Regolamento che ne disciplina il regime linguistico (Regolamento UE 1260/12) e di un Accordo internazionale per la creazione di un tribunale unificato dei brevetti. I due regolamenti che istituiscono il sistema del Brevetto Unitario sono entrati in vigore il 20 gennaio 2013, ma si applicheranno solo a partire dalla data di entrata in vigore dell'accordo UPC, cioè il primo giorno del quarto mese successivo al deposito del tredicesimo strumento di ratifica o di adesione (purché siano inclusi quelli dei tre Stati membri in cui il maggior numero di brevetti europei ha avuto effetto nel 2012, cioè Germania, Francia e Italia). Il processo di ratifica dell’Accordo è tutt’ora in corso.

Essi sono stati adottati sulla base della decisione del Consiglio n. 2011/167/UE che autorizza una cooperazione rafforzata ai fini dell’istituzione di una tutela brevettuale unitaria. A tale cooperazione rafforzata non hanno partecipato inizialmente l’Italia e la Spagna.

L’Accordo contiene il regime processuale delle controversie e si colloca al di fuori dell’ordinamento dell’Unione. Esso è stato aperto alla firma di tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea il 19 febbraio 2013 ed è soggetto a ratifica secondo le rispettive procedure costituzionali. L’entrata in vigore prevista è il primo giorno del quarto mese successivo al deposito del tredicesimo strumento di ratifica, inclusi quelli dei tre Stati nei quali il maggior numero di brevetti europei aveva effetto nel 2012. L’Italia ha firmato l’Accordo il 19 febbraio 2013. Fino ad oggi, tutti gli Stati membri dell'Unione europea tranne la Spagna, la Polonia e la Croazia hanno firmato l'accordo.

L'inizio del nuovo sistema è attualmente previsto per l'inizio del 2022. Il sistema del brevetto unitario è indissolubilmente legato alla creazione del Tribunale unificato dei brevetti, che avrà giurisdizione sui brevetti unitari e sui brevetti europei "classici". L'accordo UPC mira infatti alla creazione di un tribunale internazionale specializzato in materia di brevetti con giurisdizione esclusiva per le controversie relative ai brevetti unitari e ai brevetti europei e armonizzando la portata e le limitazioni dei diritti conferiti da un brevetto e i rimedi disponibili al di là della direttiva UE 2004/48/CE (direttiva di esecuzione). L'UPC stabilirà un forum per far rispettare e contestare i brevetti in Europa, porrà fine alla necessità di controversie in paesi diversi, migliorerà la certezza del diritto attraverso una giurisprudenza armonizzata nel campo della violazione e della validità dei brevetti e fornirà procedure giudiziarie più semplici ed efficienti.


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