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Politica di Coesione

 

Politica di Coesione

I Fondi Strutturali - Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) e Fondo Sociale Europeo (FSE) - e il Fondo di Coesione sono impiegati per attuare la politica di coesione secondo il Titolo XVII, Coesione economica, sociale e territoriale (artt 174-178) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). I fondi cofinanziano, unitamente a risorse nazionali, programmi pluriennali di investimento, nel quadro di una gestione condivisa tra Stati membri e Commissione, con responsabilità di gestione affidata agli Stati e, in base agli ordinamenti di ciascun paese, alle Regioni.

Per il prossimo periodo di programmazione la politica di coesione (FESR, FSE e Fondo di coesione) opererà nell’ambito di un “Quadro strategico comune” per interventi integrati a supporto della crescita e dell’occupazione, che include anche gli investimenti co-finanziati dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) e il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP). L’insieme dei cinque fondi viene indicato con il termine di Fondi SIE-Fondi Strutturali e di Investimento Europei (“European Structural and Investment (ESI) Funds”).

 

1. Organizzazione

Il tema della politica di coesione viene discusso a livello politico nell’ambito del Consiglio Affari Generali, previo esame delle questioni all’ordine del giorno da parte del Coreper II, che a sua volta si avvale dell’istruttoria che ha luogo nel Gruppo di lavoro “Misure Strutturali” (B.5). Il Consiglio Affari Generali tiene anche riunioni dedicate alla politica di coesione, cui vengono invitati i Ministri responsabili della politica di coesione secondo una prassi avviata per iniziativa della Presidenza polacca (dicembre 2011), rilanciata dalla Presidenza italiana (novembre 2014) e consolidata dalla Presidenza Lussemburghese e dalla prossima Presidenza Slovacca. Le Presidenze di turno del Consiglio dell’Unione europea organizzano di solito riunioni ministeriali informali sui temi relativi alla politica di coesione, in tutte le sue dimensioni (economica, sociale e territoriale) anche con riferimento alla dimensione urbana.

Per l’Italia, il responsabile politico per la politica di coesione è il Presidente del Consiglio, coadiuvato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti.

La competenza operativa fa invece capo al Dipartimento per le Politiche di coesione, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, responsabile per l’azione di programmazione e sorveglianza di queste politiche e all'Agenzia per la Coesione Territoriale, vigilata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e istituita ai sensi dell’art. 10 del D.L. 31 agosto 2013, n. 101, coerentemente all’art. 119 della Costituzione e allo Statuto approvato con DPCM del 9 luglio 2014, con l’obiettivo di sostenere, promuovere ed accompagnare, secondo criteri di efficacia ed efficienza, l’attuazione dei programmi e progetti per lo sviluppo e la coesione economica.

 

2. Risorse finanziarie e programmi

Le risorse finanziarie disponibili a livello della intera UE per i Fondi SIE ammontano per il periodo 2014-2020 a 637 miliardi di euro in totale, di cui 454 miliardi provengono dal bilancio UE e il restante è assicurato dal cofinanziamento nazionale. Alla politica di coesione il bilancio UE destina circa 346 miliardi, di cui circa 196,6 per il FESR, circa 86,4 per il FSE e circa 63,4 per il Fondo di coesione. Il FESR include anche il finanziamento dei programmi di cooperazione territoriale europea, per circa 9,1 miliardi di euro. All’Italia sono stati allocati in complesso circa 44 miliardi (è il secondo Stato membro beneficiario di fondi SIE, dopo la Polonia), di cui circa 31,1 riguardano i Fondi Strutturali (20,6 miliardi FESR, 10,4 FSE), 10,4 circa sono destinati allo sviluppo rurale (FEASR), 500 milioni circa sono destinati alla politica marittima e della pesca (FEAMP), 6oo milioni circa sono destinati alla Iniziativa per l’occupazione giovanile (YEI). Per la cooperazione territoriale l’Italia dispone di circa 1,1 miliardi (primo Stato membro beneficiario) per partecipare a 15 programmi di cooperazione territoriale frontaliera e transnazionale. L’allocazione finanziaria dei Fondi strutturali (FESR e FSE) è destinata per la maggior parte (22, 2 miliardi) alle regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia); 1,3 miliardi sono riservati alle regioni in transizione (Abruzzo, Molise, Sardegna) e i restanti 7,6 miliardi alle regioni più sviluppate del Centro-nord. I fondi SIE (tranne quelli destinati alla cooperazione territoriale europea) vengono programmati sulla base di un Accordo di partenariato, proposto dallo Stato membro in coerenza con il Quadro Strategico Comune e adottato dalla Commissione europea. L’Accordo italiano prevede di attuare 75 programmi, tutti approvati dalla Commissione europea, di cui 23 riguardano lo sviluppo rurale (Fondo FEASR, 2 programmi nazionali e 21 programmi regionali), 1 programma nazionale riguarda la politica marittima e la pesca (fondo FEAMP), 51 programmi utilizzano i Fondi strutturali (FEASR e FSE, 12 programmi nazionali e 39 regionali). Gli investimenti riguardano tutti gli undici obiettivi tematici identificati dai Regolamenti, concentrandosi su ricerca e innovazione, sostegno alle imprese, economia a basso tenore di carbonio. occupazione, istruzione, inclusione sociale.

 

3. Regolamenti 2014-2020

Il pacchetto legislativo 2014-2020, approvato secondo la procedura legislativa ordinaria, comprende i seguenti regolamenti: regolamento generale comune ai cinque fondi (Regolamento (UE) n.1303/2013), regolamenti specifici dei fondi (FESR (Regolamento (UE) n.1301/2013), FSE (Regolamento (UE) n.1304/2013), Fondo di Coesione (Regolamento (UE) n.1300/2013), regolamento per la Cooperazione territoriale europea (Regolamento (UE) n.1299/2013), regolamento per il Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT (Regolamento (UE) n.1302/2013)).

I principali elementi di novità della riforma 2014-2020 riguardano la ricerca di maggiore efficacia e il maggiore orientamento ai risultati (Quadro strategico comune , accordo di partenariato, condizionalità ex ante, quadro di riferimento dell’efficacia dell’attuazione (performance framework) e riserva di efficacia dell’attuazione (performance reserve)), insieme con la concentrazione tematica su obiettivi coerenti con la strategia Europa 2020. Il maggiore orientamento ai risultati si traduce in una nuova struttura dei programmi operativi che debbono precisare e quantificare gli obiettivi specifici, le realizzazioni e i risultati attesi. Anche per il sistema di gestione i Regolamenti introducono modifiche, con un intento di semplificazione e riduzione dei tassi di errore. I Regolamenti stabiliscono anche una più accentuata coerenza dell’uso dei fondi SIE con la governance economica (condizionalità macroeconomica). Sono inoltre state introdotte, a seguito delle indicazioni emerse nell’ambito dei Consigli Europei che hanno avuto luogo nel 2013, disposizioni relative alla Iniziativa per l’occupazione giovanile e alla Iniziativa PMI. L’Iniziativa per l’occupazione giovanile mira a sostenere interventi volti a contrastare la disoccupazione giovanile nelle regioni europee il cui tasso di disoccupazione giovanile è risultato superiore al 25% nel 2012, con una dotazione complessiva (incluso il FSE) di almeno 6 miliardi di euro (prezzi 2011) per interventi entro il 2015 e che potrebbe essere incrementata successivamente. L’Iniziativa PMI è volta a migliorare le condizioni di accesso al credito per le PMI e si basa sulla facoltà per gli Stati membri di dedicare fino a un massimo del 7% delle allocazioni a titolo del FESR e del FEASR (per un massimo a livello UE di 8,5 miliardi di euro a prezzi 2011) a strumenti finanziari congiunti gestiti dalla BEI per ampliare il volume dei prestiti alle PMI (garanzie e cartolarizzazione di prestiti esistenti e nuovi).

 

Nello specifico e in sintesi, gli elementi essenziali contenuti nei diversi regolamenti possono essere riassunti come segue:

Il regolamento generale (Regolamento (UE) n.1303/2013) stabilisce le norme comuni applicabili al FESR, al FSE, al Fondo di coesione, al FEASR e al FEAMP e si compone di quattro parti: la prima parte contiene l’oggetto e le definizioni; la seconda parte riguarda norme comuni applicabili ai cinque fondi; la terza parte contiene le norme generali che disciplinano il FESR e il FSE (i "fondi strutturali") e il Fondo di coesione per quanto riguarda i compiti, gli obiettivi prioritari e l'organizzazione, i criteri di ammissibilità per gli Stati membri e le regioni, le risorse finanziarie disponibili e i criteri per la loro ripartizione; la quarta parte indica norme generali applicabili ai fondi strutturali al Fondo di Coesione e al FEAMP sulla gestione finanziaria e sul controllo, sui conti e le rettifiche finanziarie.

Il regolamento generale stabilisce, fra l’altro, che la politica di coesione UE si articolerà su tre categorie di regioni, definite in base al livello del reddito pro capite regionale (regioni meno sviluppate: reddito pro capite inferiore al 75% della media UE; regioni in transizione: reddito pro capite compreso tra 75 e 90%; regioni più sviluppate: reddito pro capite superiore al 90%), e su due obiettivi: “Investimenti per la crescita e l’occupazione” (finanziato da FESR, FSE e Fondo di coesione) e “Cooperazione territoriale europea” (finanziato dal FESR). In base a tali disposizioni, per l’Italia, le regioni comprese nella categoria “meno sviluppate” sono Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia; le “regioni in transizione” sono Abruzzo, Molise e Sardegna; le “regioni più sviluppate” sono tutte le altre. E’ prevista una quota minima per il FSE, che a livello UE si colloca al 23,1% della dotazione dei fondi per la politica di coesione e il cui raggiungimento comporta l’incremento della quota del FSE rispetto al periodo 2007-2013 negli Stati membri il cui tasso di occupazione nel 2012 risulta inferiore al 75%. Ulteriore importante innovazione volta ad migliorare l’efficacia dell’impiego dei Fondi è l’introduzione di un codice di condotta europeo sul partenariato.

Il regolamento FESR (Regolamento (UE) n.1301/2013) definisce compiti e ambito di applicazione del Fondo e specifica le modalità di concentrazione tematica che dovranno essere applicate nelle diverse categorie di regioni: almeno l’80% delle risorse FESR destinate a livello nazionale alle regioni sviluppate deve essere destinato a due o più obiettivi tematici predefiniti (ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione; tecnologie dell’informazione e comunicazione; sostegno alle PMI; transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio), di cui almeno il 20% per investimenti che favoriscono la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio; le stesse quote sono pari rispettivamente ad almeno ad almeno 60% e 15% per le regioni in transizione e ad almeno 50% e 12% per le regioni meno sviluppate. Almeno il 5% delle risorse FESR disponibili a livello nazionale sono destinate a investimenti nell’ambito dello sviluppo urbano sostenibile. Per ognuno degli obiettivi tematici il regolamento indica le priorità di investimento. Al fine di sostenere l’orientamento ai risultati, è stata inclusa la lista degli indicatori comuni di output.

Il regolamento FSE (Regolamento (UE) n.1304/2013) definisce compiti e ambito di applicazione del Fondo e comporta la concentrazione degli interventi su priorità di investimento relative a quattro obiettivi tematici concernenti l’occupazione e la mobilità dei lavoratori; l'inclusione sociale e la lotta alla povertà; l'istruzione, la formazione e l'apprendimento permanente; la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e dei soggetti interessati. Le modalità di concentrazione sono le seguenti: almeno il 20% delle risorse a livello nazionale sono destinate all’obiettivo tematico concernente l’inclusione sociale e la lotta alla povertà; in aggiunta un quota pari ad almeno 80%, 70% e 60% delle risorse FSE per il programma operativo rispettivamente nelle regioni più sviluppate, in transizione e meno sviluppate su un massimo di cinque priorità di investimento legate agli obiettivi tematici del FSE. Diverse disposizioni specifiche riguardano la Iniziativa per l’occupazione giovanile (programmazione, sorveglianza e valutazione, informazione e comunicazione). Al fine di migliorare l’impianto di valutazione degli interventi si stabiliscono indicatori comuni di output e di risultato. Nel quadro della gestione, si consolida la possibilità di ricorrere a modalità semplificate di rendicontazione dei costi (tabelle standard di costi unitari, costi forfettari) per ridurre l’onere amministrativo.

Il regolamento sul Fondo di coesione (Regolamento (UE) n.1300/2013), al quale l’Italia non è ammissibile poiché è destinato agli Stati membri il cui RNL pro capite inferiore al 90% della media UE, conferma la tradizionale destinazione delle risorse al sostegno delle infrastrutture di trasporto e ambientali, che si riflette nelle priorità di investimento e con l’aggiunta di un riferimento specifico al nuovo Meccanismo per collegare l’Europa introdotto nel Quadro Finanziario Pluriennale per il periodo 2014-2020. Anche per il Fondo di coesione sono previsti indicatori comuni di output.

Il regolamento sulla Cooperazione territoriale europea (Regolamento (UE) n.1299/2013), che riguarda investimenti finanziati dal FESR, è stato proposto separatamente per il periodo 2014-2020 per tenere conto in modo più appropriato della specificità dei programmi che riguardano la cooperazione fra regioni di paesi diversi. Esso contiene, fra l’altro, indicazioni sulle modalità di concentrazione tematica (almeno l'80% della dotazione del FESR destinata a ciascun programma di cooperazione transfrontaliera e transnazionale si concentra su un massimo di quattro degli obiettivi tematici indicati nel regolamento generale), sul contenuto dei programmi, sui criteri di selezione e ammissibilità delle spese, sui beneficiari e sulle modalità di sorveglianza, gestione e controllo, sulla partecipazione dei paesi terzi ai programmi di cooperazione regionale.

Il regolamento del Gruppo europeo di cooperazione territoriale (Gect) (Regolamento (UE) n.1302/2013) riguarda una modifica del regolamento in vigore volto a chiarire, semplificare – in particolare per quanto attiene il processo di approvazione della proposta di costituire un Gect - e aumentare la flessibilità delle disposizioni già operative.

Per ulteriori informazioni, visita il sito della DGREGIO della Commissione Europea.


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