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Consiglio Giustizia e Affari Interni

 

Consiglio Giustizia e Affari Interni

(in fase di aggiornamento - ci scusiamo per il disagio)


Giustizia ed Affari Interni

Lo Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia è entrato relativamente recentemente nella costruzione europea. Tre programmi (Tampere 1999-2004, l’Aja 2004-2009, Stoccolma 2009-2014) ne hanno inquadrato lo sviluppo. Con il Trattato di Lisbona del 2009, l’ex III Pilastro, governato fino ad allora dalla regola del consenso in Consiglio, diventa un settore “comunitarizzato” e viene ora regolato dalla procedura legislativa ordinaria, con il pieno coinvolgimento anche del Parlamento europeo.

Vi sono in genere 4 riunioni annuali del Consiglio Giustizia e Affari Interni: si svolgono su due giorni, di solito a marzo, giugno, ottobre e dicembre e ogni Presidenza organizza tradizionalmente una riunione informale all’inizio del proprio Semestre.

Qui di seguito venogno presentati i principali dossier di attualità :


Task Force Mediterranea

La Task Force Mediterranea, presieduta dalla Commissione a cui hanno partecipato oltre agli SM anche il SEAE e le Agenzie europee, con contributi di Organizzazioni internazionali e ONG, è stata istituita, su richiesta dell’Italia, a seguito del Consiglio GAI del 7 e 8 ottobre scorsi, all’indomani del tragico naufragio del 3 ottobre al largo di Lampedusa.

Il Consiglio Europeo del 23 e 24 ottobre aveva accolto favorevolmente l’iniziativa della sua costituzione ed aveva indicato come obiettivo “l’individuazione, nel breve periodo, di azioni concrete per assicurare un utilizzo più efficace di strumenti e polizie esistenti, in particolare per quanto concerne la cooperazione con i Paesi terzi di origine e transito, le attività di FRONTEX e la lotta alla tratta e al traffico di migranti, chiedendo che la Commissione riferisse degli esiti dei lavori al Consiglio europeo di dicembre”.

La Commissione, dopo due riunioni, ha presentato una comunicazione in cui riferisce degli esiti dei lavori della Task Force, articolata in cinque sezioni.

La prima, dedicata alla cooperazione con i Paesi terzi. Essa individua in una più concreta azione con i Paesi terzi lo strumento principale per contrastare il fenomeno della migrazione illegale ed evitare di esporre i migranti al rischio di perdere la vita in mare.
Da un punto di vista geografico, le priorità nel breve termine rimangono i dialoghi per i Partenariati di mobilità con Marocco, la Tunisia (con cui propone di discutere anche di misure per intervenire sul fenomeno della fornitura di imbarcazioni ai network criminali che operano in Libia per traghettare migranti verso l’UE) e la Giordania (a cui l’Italia intende partecipare). Sulla Libia, ci si limita ad affermare la necessità di proseguire il dialogo per incoraggiare la stabilizzazione democratica di quel Paese in attesa di poter intraprendere iniziative più importanti, non appena la situazione lo consentirà.

La seconda dedicata ai canali legali d’ingresso in Europa: vengono richiamati i tradizionali canali di migrazione legale offerti dalla normativa vigente. La Commissione propone di rafforzare i Programmi Regionali di Protezione estendendoli a regioni finora non direttamente coperte (come il Sahel) e facendo appello agli SM per un maggiore finanziamento. Quanto a possibili meccanismi di “ingresso protetto” nell’UE, si rinvia alle decisioni che saranno assunte a giugno dal Consiglio europeo chiamato ad elaborare le nuove Linee guida strategiche del post-Stoccolma. Per il rafforzamento dei rimpatri volontari assistiti, si punta sul coinvolgimento e le competenze dell’OIM e delle ONG.

La terza relativa alla lotta al traffico di esseri umani e al crimine organizzato: la comunicazione individua nella lotta alla tratta e al traffico di migranti un altro fondamentale strumento per prevenire situazioni drammatiche come quella verificatasi a Lampedusa. L’azione sinergica di varie Agenzie UE, in particolare FRONTEX ed EUROPOL dovrebbero consentire azioni più efficaci nella lotta contro le organizzazioni criminali che traggono beneficio dalla tratta e dal traffico di migranti verso il territorio UE.

La quarta, concernente il rafforzamento della protezione delle frontiere: si propone il rafforzamento delle operazioni congiunte coordinate dall’Agenzia FRONTEX (in particolare l’operazione Hermes ospitata dall’Italia) e si concentra l’attenzione sull’utilizzo di tecnologie (Eurosur) e sulla condivisione di informazioni. Viene richiamata l’ “European Patrol’s Network” (Rete Europea di Pattugliamento), a cui saranno soprattutto gli SM che dovranno contribuire con le loro azioni e l’operazione italiana Mare Nostrum (sempre nell’ottica della sinergia, del coordinamento con le operazioni di FRONTEX e della messa a fattor comune delle informazioni in possesso degli SM).

La quinta, relativa al sostegno ai Paesi sottoposti a particolari pressioni migratorie: sono previsti finanziamenti aggiuntivi per i Paesi maggiormente esposti che devono fronteggiare la pressione migratoria anche al fine di sostenerli nello sforzo per un ancor più efficace controllo delle frontiere marittime. Ferma restando, in base al Regolamento Dublino, la responsabilità dello SM competente all’esame e valutazione della domande di asilo, si preannuncia un progetto pilota da parte dell’Ufficio europeo di supporto all’asilo (EASO) che dovrebbe aiutare gli Stati membri nella gestione delle domande di asilo,

Comunicazione della Commissione sulla Task Force:
http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-is-new/news/news/docs/20131204_communication_on_the_work_of_the_task_force_mediterranean_en.pdf/docs/20131204_communication_on_the_work_of_the_task_force_mediterranean_en.pdf

Proposta di direttiva sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio remunerati e non, volontariato e servizio alla pari.

La proposta è stata presentata ad aprile del 2013 e prevede una serie di modifiche ed integrazioni alle vigenti direttive 71/2005 (ingresso e soggiorno di ricercatori) e 114/2004 (ingresso e soggiorno per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito e volontariato).
La proposta nasce per colmare alcune carenze relative ad aspetti cruciali come le procedure di ammissione, incluso il sistema di concessione dei visti, i diritti (tra cui quello alla mobilità intra-UE) e le garanzie procedurali.
Le norme vigenti infatti non sono abbastanza chiare e vincolanti e non sempre appaiono coerenti con gli attuali programmi di finanziamento dell’UE. I richiedenti sono spesso confrontati a difficoltà pratiche e manca un sistema di diritti che garantisca un trattamento realmente equo rispetto ad altri strumenti legislativi esistenti.
L’obiettivo è dunque di migliorare le norme in vigore allineandole al mutato contesto politico introdotto dalla strategia Europa 2020 che mira a garantire una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, per la quale il capitale umano è una delle risorse principali. La suddetta strategia intende, tra l’altro, organizzare meglio la migrazione legale e favorire una mobilità ben gestita. Inoltre, permettendo ai cittadini di paesi terzi di acquisire competenze e conoscenze grazie a un periodo di formazione in Europa, si incoraggia la “circolazione dei cervelli” e si sostiene la cooperazione con i paesi terzi, a beneficio sia dei paesi di partenza che di quelli di arrivo.

Descrizione del dossier

La proposta stabilisce le condizioni di ingresso e soggiorno nel territorio degli Stati membri, per un periodo superiore a tre mesi, di ricercatori, studenti, alunni, tirocinanti retribuiti e non retribuiti, volontari e persone collocate alla pari che siano cittadini di paesi terzi. Essa introduce requisiti per l’ammissione di due categorie di cittadini di paesi terzi attualmente non contemplate da alcun quadro legale dell’UE giuridicamente vincolante, ossia le persone collocate alla pari e i tirocinanti retribuiti, onde accordare loro diritti legali e protezione. Nel caso dei ricercatori cittadini di paesi terzi, si agevola l’ammissione dei familiari ma anche il loro accesso al mercato del lavoro e la loro mobilità all’interno dell’UE. La proposta prevede che il richiedente che soddisfa tutte le condizioni stabilite per l’ammissione in uno degli Stati membri ottenga un visto per soggiorno di lunga durata o un permesso di soggiorno. Essa facilita e semplifica la mobilità all’interno dell’UE per studenti e ricercatori, accresce il diritto degli studenti a lavorare a tempo parziale e autorizza studenti e ricercatori, finiti gli studi o le ricerche, a soggiornare sul territorio in cerca di possibilità di lavoro per un periodo di 12 mesi. Aumentano poi l’informazione e la trasparenza, sono introdotte scadenze per prendere le decisioni e migliorano le garanzie procedurali, ad esempio per quanto riguarda la motivazione scritta delle decisioni e il diritto di ricorso. Le tasse dovranno essere proporzionate.

Stato del negoziato

La proposta, presentata ad aprile del 2013, è ancora sottoposta all’esame del Gruppo di Lavoro migrazione ed espulsione. L’intenzione della Presidenza sarebbe di concludere la seconda lettura al più presto in modo da finalizzare il negoziato con il Parlamento europeo prima della fine della legislatura. Particolarmente sensibile il tema dei diritti da riconoscere ai soggetti interessati rispetto al quale gli Stati Membri intendono mantenere la facoltà di differenziare il trattamento rispetto ai cittadini nazionali per alcuni istituti di previdenza e assistenza sociale.

Direttiva per l’ammissione di lavoratori stagionali

L’iniziativa legislativa era prevista dal Programma de l’Aja del 2004 che invitava la Commissione a presentare un piano d’azione sull’immigrazione legale – compendiato nella Comunicazione del dicembre 2005 con successivi richiami sia nel Patto europeo sull’Immigrazione e l’asilo sia nel Programma di Stoccolma – e a formulare proposte per la creazione di procedure di ammissione di cittadini di Paesi terzi in grado di rispondere con snellezza e celerità alle mutevoli e talvolta temporanee esigenze di manodopera di alcuni settori del mercato del lavoro quali turismo, ristorazione, agricoltura.
Nella citata comunicazione, la Commissione aveva individuato 5 proposte legislative di cui due hanno completato il percorso legislativo (si tratta della direttiva per i lavoratori altamente qualificati (cd. Blue Card) e della direttiva sulla procedura unica di richiesta del permesso di soggiorno (cd. single permit))[1] .
La proposta di direttiva si prefigge un duplice obiettivo: semplificare la procedura per l’ingresso di tale tipologia di lavoratori e garantire migliori condizioni di impiego e uno status giuridico più solido per evitare abusi sfruttamenti.

Descrizione del dossier

Il progetto di direttiva, presentato ai Ministri dell’Interno durante il Consiglio GAI del 7 ottobre 2010, contiene disposizioni volte alla creazione di procedure di ingresso dei lavoratori stagionali semplificate, veloci e con la possibilità di far nuovamente ingresso in territorio UE nella stagione successiva, opportune clausole di salvaguardia per combattere il fenomeno dell’overstaying, standardizzazione delle condizioni di ammissione e tutela rafforzata quanto alla disponibilità di alloggio, durata e condizioni del contratto di lavoro, ivi comprese le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, estensione di benefici in materia di sicurezza e assistenza sociale, forme di tutela nelle ipotesi in cui i lavoratori interessati intendano denunciare il datore di lavoro per violazione delle disposizioni in materia di occupazione e condizioni di impiego sul lavoro.

Stato del negoziato

Il negoziato del testo, recentemente conclusosi dopo l’approvazione da parte del COREPER lo scorso mese di ottobre, di una proposta di compromesso frutto del negoziato con il Parlamento europeo, ha comportato non pochi interventi di adeguamento alle esigenze dei mercati e alle relative normative nazionali di quei Paesi che, avendo già regolamentato la materia, rivendicavano maggiori spazi di autonomia nella fase del recepimento. Abbastanza problematico anche il cd. “pacchetto di diritti” del lavoratore stagionale, che incide, in alcuni casi in maniera abbastanza invasiva, sui sistemi nazionali di previdenza e assistenza sociale.

Direttiva sui lavoratori intra-societari

L’iniziativa legislativa era prevista dal Programma de l’Aja del 2004 che invitava la Commissione a presentare un piano d’azione sull’immigrazione legale e a formulare, tra l’altro, proposte per rispondere in modo efficace e rapido alla domanda di manager e lavoratori qualificati in succursali o filiali di società multinazionali, prevendendo condizioni di ammissione trasparenti e armonizzate per il soggiorno temporaneo dei lavoratori trasferiti all’interno della società e dei loro familiari. La proposta di direttiva in esame si prefigge un duplice obiettivo: semplificare la procedura per l’ingresso di tale tipologia di lavoratori e garantire migliori condizioni di impiego e uno status giuridico più solido per evitare abusi e sfruttamenti

Descrizione del dossier

Il progetto di direttiva, presentato ai Ministri dell’Interno il 7 ottobre 2010, introduce una procedura semplificata per l'ammissione di lavoratori trasferiti all’interno della società (il lavoratore trasferito deve ricoprire un posto di manager, specialista o laureato in tirocinio, in linea con gli impegni dell'UE nell'ambito del GATS). Il previsto permesso di soggiorno consente lo svolgimento di attività lavorativa in diverse entità appartenenti alla stessa società transnazionale, comprese, a certe condizioni, entità situate in altri Stati membri. Condizioni favorevoli anche per il ricongiungimento familiare. Nel negoziato, iniziato nel 2011, le questioni più controverse hanno riguardato la mobilità intra-UE (molti SM preferiscono mantenere un ampio margine di discrezionalità nella valutazione della domanda di mobilità), l’allineamento alle disposizioni del GATS e, in linea più generale, la difficoltà per alcune delegazioni ad accettare livelli di armonizzazione elevati e la tendenza a mantenere i sistemi nazionali vigenti, considerati più attrattivi per i lavoratori ICT.

Stato del negoziato

Le questioni maggiormente problematiche affrontate nel corso del negoziato, alcune delle quali ancora aperte, riguardano, in primo luogo, il mantenimento degli schemi nazionali esistenti in alcuni SM che autorizzano già manager e specialisti ad entrare sul loro territorio per prestare attività presso entità ivi presenti per conto della Società da cui dipendono. Tali SM vorrebbero continuare ad applicare gli schemi nazionali esistenti soprattutto quando prevedano per il lavoratore ICT condizioni più favorevoli di quelle introdotte dalla Direttiva mentre Commissione e Parlamento sono contrari al mantenimento di tali schemi nazionali che riducono il livello di armonizzazione UE. In secondo luogo la mobilità intra UE che rappresenta il valore aggiunto della proposta in quanto che permette al lavoratore ICT di svolgere la propria attività in più Stati Membri, presentando domanda in un primo SM per poi recarsi in un secondo SM. La mobilità può avvenire per periodi brevi (short-term mobility fino a 90 giorni in un periodo di 180 giorni) o per periodi lunghi (long-term mobility per più di 90 giorni in un periodo di 180 giorni). Molte delegazioni vorrebbero poter effettuare un’istruttoria completa in entrambi i casi, accertando la sussistenza di tutte le condizioni per acconsentire alla mobilità.
In terzo luogo, la parità di trattamento. Alcune delegazioni ritengono che il lavoratore intra-societario è in realtà un lavoratore distaccato anche se ha un contratto di lavoro dipendente con una società che ha sede in un Paese terzo e non in uno SM. Per questa ragione, tali SM vorrebbero stabilire la parità di trattamento tra il lavoratore intra-societario e il lavoratore distaccato nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionale e dunque assoggettarlo al trattamento della direttiva 71/1996. Il Parlamento, invece, considera pregiudizievole per il lavoratore ICT il solo riconoscimento dei diritti della direttiva 71/1996 sia perché tale direttiva fissa esclusivamente "requisiti minimi di protezione" sia perché essa considera soltanto alcune delle condizioni contrattuali. Il Parlamento vorrebbe quindi garantire all'ICT la piena parità di trattamento con i cittadini nazionali. Un altro punto di particolare rilievo riguarda il ricongiungimento dei familiari del soggetto interessato al trasferimento che dovrebbe avvenire contestualmente al trasferimento del manager e con il riconoscimento anche ai membri della sua famiglia degli stessi diritti previsti per il cittadino nazionale.


Proposta di Regolamento per la sorveglianza delle frontiere marittime esterne nel contesto della cooperazione operativa coordinata dall'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione

Nelle conclusioni del Consiglio europeo dell’ottobre 2009 e nel Programma di Stoccolma, la Commissione era stata invitata a presentare una proposta per potenziare il ruolo dell’Agenzia FRONTEX e mettere a punto “regole d’ingaggio chiare per le operazioni congiunte in mare, badando a tutelare le persone bisognose di protezione che viaggiano in flussi misti, in conformità del diritto nazionale”.
La Decisione del Consiglio, che rispondeva a tale invito, è stata approvata il 26 aprile 2010, secondo la procedura di regolamentazione con controllo. La decisione rafforzava la protezione dei diritti fondamentali fissando alcune garanzie per assicurare il rispetto di questi diritti – in particolare quello del non-refoulement – tra le quali l’obbligo di informare le persone intercettate o soccorse quanto al luogo di sbarco, la considerazione delle particolari esigenze delle persone vulnerabili e l’obbligo di formazione sui diritti fondamentali per le guardie di frontiera. Senonché il Parlamento europeo ha ritenuto che l’atto avrebbe dovuto essere adottato secondo la procedura legislativa ordinaria e non già mediante la procedura di comitatologia e ha pertanto adito la Corte di giustizia dell’Unione europea per chiedere l’annullamento della Decisione sulla base delle seguenti motivazioni: la Decisione introduceva nuovi elementi essenziali nel codice frontiere Schengen, modificava elementi essenziali del medesimo codice e modificava il contenuto del regolamento istitutivo di FRONTEX.
La Corte, con sentenza del 5 settembre 2012, ha annullato la decisione poiché ha ritenuto che le disposizioni relative alle misure d’intercettazione, soccorso e sbarco fossero elementi essenziali dell’atto di base (il codice frontiere Schengen).

Descrizione del dossier

La proposta della Commissione, che ripropone nella sostanza i contenuti della Decisione del 2010, tiene conto di sviluppi legislativi e giurisprudenziali intervenuti dopo l’adozione della Decisione. Come nella Decisione del 2010, il concetto di “sorveglianza delle frontiere” viene esteso fino a comprendere anche le misure d’intercettazione e le modalità per il soccorso. L’Agenzia FRONTEX, sulla base del mandato istituzionale di recente modificato, è incaricata anche di assistere gli Stati membri in circostanze che richiedono una maggiore assistenza tecnica alle frontiere esterne in situazioni che possono comportare emergenze umanitarie e soccorso in mare.
L’Agenzia, quindi, assiste gli Stati membri durante un’operazione marittima affinché essi rispettino l’obbligo di diritto internazionale della navigazione di prestare assistenza a persone in pericolo. La proposta, inoltre, conferma il piano operativo, preparato d’intesa tra l’Agenzia, lo SM ospite e gli SM partecipanti, quale strumento giuridicamente vincolante per le operazioni coordinate dall’Agenzia.
La proposta nella parte relativa alla protezione dei diritti fondamentali e al principio di non respingimento nelle operazioni marittime, risponde alle questioni sollevate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in alcune recenti pronunce. Rispetto allo sbarco di persone intercettate o soccorse in paesi terzi, stabilisce che in caso di sbarco in un paese terzo, l’identificazione delle persone intercettate o soccorse e la valutazione delle loro circostanze personali devono avvenire prima dello sbarco e impone l’obbligo di informare gli interessati del luogo di sbarco, consentendo loro di rappresentare eventuali ragioni per cui potrebbe esserci violazione del principio di non-refoulement.
Quindi, la proposta distingue chiaramente le regole ed i comportamenti da applicarsi nelle situazionni di localizzazione, intercettazione e soccorso. In merito allo sbarco a seguito di un’operazione di soccorso, la proposta introduce il concetto di “luogo sicuro” definito negli orientamenti sul trattamento delle persone soccorse in mare, adottati dall’Organizzazione marittima internazionale, tenuto conto degli aspetti legati ai diritti fondamentali e impone agli Stati membri di cooperare con il competente centro di coordinamento del soccorso per fornire un luogo sicuro nel quale garantire lo sbarco rapido ed efficace.

Stato del negoziato

Il negoziato del testo della proposta di Regolamento si è appena concluso ins eno al Consiglio con l’approvazione di un testo da parte del COREPER alla fine di dicembre. Sulla base di tale testo la Presidenza avvierà il trilogo con il Parlamento europeo che, nel frattempo, ha approvato la relazione presentata dal relatore ed alcuni emendamenti al testo del Regolamento.

CEAS - Sistema europeo comune d’asilo
Dal Consiglio di Tampere dell’ottobre 1999, che ha dato il via alla creazione di un Sistema europeo comune d’asilo, l’UE ha adottato diverse misure volte al suo completamento. Nel corso della prima fase (1999 – 2005) l’obiettivo è stato quello di armonizzare i quadri giuridici di riferimento degli Stati Membri. La seconda fase (2005 – 2012) prevede, invece, la realizzazione della procedura comune di asilo e di uno status uniforme per coloro che hanno ottenuto la qualifica di rifugiato o la protezione sussidiaria. In realtà, il Consiglio aveva assunto l’impegno politico di completare il Sistema europeo comune entro il 2010 ma con il Patto europeo Immigrazione e asilo, e successivamente con il Programma di Stoccolma, tale impegno è stato differito al 2012. Quanto al negoziato delle varie proposte legislative previste per il completamento del CEAS, sono già entrati in vigore il Regolamento istitutivo dell’Agenzia EASO, la modifica della “Direttiva “Qualifiche”, e la cosiddetta “Direttiva sui lungo soggiornanti” che estende ai rifugiati e ai beneficiari di protezione sussidiaria il trattamento previsto per i cittadini di Paesi terzi, soggiornanti di lungo periodo in territorio UE, la proposta di modifica della “Direttiva Accoglienza”, del “Regolamento Dublino” della “Direttiva Procedure” e la proposta emendata del “Regolamento EURODAC”.


Regolamento EUROPOL

Proposta di “Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione e la formazione dei servizi incaricati dell’applicazione della legge (Europol) e che abroga le Decisioni 2009/371/GAI e 2005/681/GAI.”.
L’esercizio nasce dalla necessità evidenziata dalla Commissione di rinforzare il ruolo dell’Agenzia europea di polizia (EUROPOL) in un quadro generale di revisione delle attività e dei costi delle altre Agenzie di settore (EASO, CEPOL, FRONTEX,Osservatorio per la lotta alle droghe ealle tossicodipendenze).
Allo stato, le principali questioni aperte sono la proposta di far confluire in Europol le funzioni di formazione al momento svolte dall’Agenzia CEPOL, e quella di configurare Europol come un “hub” dell’Unione per lo scambio di informazioni di polizia, alimentato dalle forze di polizia nazionali sulla base di un obbligo normativo.
Sotto il primo aspetto, la fusione di Europol e Cepol in un’unica agenzia (collocata nell’attuale sede di Europol) potrebbe – a giudizio della Commissione - creare sinergie tra il know how acquisito dalla prima nell’ambito della cooperazione internazionale di polizia e l’expertise maturata dalla seconda nell’ambito dell’addestramento delle forze di polizia. Ciò gioverebbe a calibrare l’attività formativa con evidenti riflessi sulla cooperazione di polizia nonché a liberare risorse finanziarie.

Stato del negoziato

Il dossier, soggetto a procedura legislativa ordinaria, viene trattato in ambito Gruppo per l’applicazione della legge. Al momento il dibattito ha fatto emergere difficoltà per molti Stati Membri sia riguardo all’ipotesi di fusione di CEPOL in EUROPOL, sia sullo scambio di informazioni, che potrebbe avere problemi di compatibilità con la normativa interna e di operatività del sistema. Si segnala inoltre che in occasione della sessione di ottobre 2013, il Consiglio GAI ha deciso di indicare Budapest quale sede provvisoria di Cepol in sostituzione di Bramshill nel Regno Unito.


Regolamenti sulle cd. “Frontiere intelligenti” (SMART BORDER PACKAGE)

Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e uscita dei cittadini di Paesi terzi che attraversano la frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (Entry/Exit System-EES).

Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma per viaggiatori registrati (Registered Traveller Programme- RTP)
Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Codice Frontiere Schengen.

Si tratta di un’iniziativa lanciata dalla Commissione, con la Comunicazione del 25 ottobre 2012, che poggia sui due pilastri dell’Entry/Exit System (EES, in grado di tracciare data e luogo di ingressoe di uscita nell’area Schengen di cittadini non UE) e del Registered Traveller Programme (RTP, varchi automatizzatida cui potrebbero transitare in entrata e in uscita viaggiatori abituali stranieri, preventivamente sottoposti ad uno “screening di sicurezza”). Accanto ai relativi Regolamenti istitutivi, questo sistema sarà completato da un terzo Regolamento diretto a modificare le misure del Codice frontiere Schengen relative alle verifiche ai valichi di frontiera attualmente vigenti e conseguenti all’entrata in vigore dei due sistemi.

Lo sviluppo e l’amministrazione operativa di questi ultimi dovrebbe essere attribuita all’Agenzia per la gestione dei programmi informativi su larga scala (EU LISA), con sede a Tallin, istituita con Regolamento (UE)n.1077/2011.

Il progetto complessivo è stato presentato dal Commissario Malmstroem in occasione del Consiglio Giustizia e Affari Interni del 7 marzo 2013. In particolare con l’EES si mira ad ottenere informazioni sui cittadini dei Paesi terni che entrano od escono dal territorio UE, con ciò, da un lato, superando l’attuale sistema di apposizione di timbri sui passaporti, dall’altro mettendo a fattor comune degli Stati membri la conoscenza del periodo in cui il cittadino straniero ha ancora il diritto di soggiornare nello spazio Schengen. La proposta di programma per i viaggiatori registrati, invece, è diretto a facilitare l’attraversamento delle frontiere dell’Unione ai cittadini dei paesi terzi che viaggiano di frequente e sono già stati sottoposti ad un preliminare controllo di sicurezza. Queste iniziative inoltre, una volta a regime, consentirebbero di ridurre l’impiego di risorse umane alle frontiere esterne.

Stato del negoziato

Il dossier, soggetto a procedura legislativa ordinaria, viene trattato in ambito Gruppo Frontiere e nel Comitato strategico per l’immigrazione, le frontiere e l’asilo.
Allo stato la proposta, pure incontrando un primo, generale favore, ha tuttavia permesso di rilevare alcune problematiche soprattutto concernenti i profili finanziari dell’esercizio, la possibilità di accesso al sistema da parte delle Forze di polizia, l’inserimento e l’utilizzo dei dati biometrici e l’interoperabilità dei sistemi.
Per quanto concerne il primo aspetto, la Commissione ha chiarito che parte dell’iniziativa potrà essere finanziata ricorrendo al Piano Finanziario Pluriennale del Fondo Sicurezza Interna previsto per il periodo 2014-2020, a copertura delle spese di avviamento e di predisposizione delle strutture centrali. Successivamente ciascuno Stato membro dovrà attingere fino al 50% della propria dotazione nazionale del Fondo per garantire la continuità operativa del sistema e la sua integrazione con i sistemi VIS e SIS II.
Una valutazione generalmente concorde delle delegazioni si è avuta riguardo alle questioni dell’accesso delle Forze di polizia al sistema, della previsione dell’immediata utilizzazione dei dati biometrici e dell’interoperabilità dei sistemi informativi attualmente operativi in ordine alle quali invece la Commissione propende a prevedere uno slittamento.

Siti web della Commissione per eventuali approfondimenti tematici:

DG HOME

Asilo

Immigrazione

Visti

 


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